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Chieti - Il direttore della Cna di Chieti, Letizia Scastiglia, chiede che “la decisione della Giunta comunale di Chieti di ridurre del 50% alcune tasse come la Tosap ai commercianti del centro città , venga estesa anche alle attività artigiane”. “Un provvedimento come quello deciso dalla giunta, che avvantaggia la piccola impresa in un momento di crisi come quello attuale - dice ancora Scastiglia - deve guardare con equilibrio all’insieme del settore, senza privilegiare una categoria, il commercio, e ignorando le ragioni di altre come l’artigianato. Credo che il sindaco non abbia difficoltà a considerare la sensatezza della nostra proposta, estendendo il provvedimento di riduzione deciso dall’esecutivo anche all’artigianato”.
L’Aquila - Nel corso della IV commissione consiliare presieduta dal consigliere Nicola Argirò, riunitasi per l’esame su Finanziaria e Bilancio, è emersa, da parte del PdL, la volontà di sospendere la tassa sulle acque minerali, che pure esiste nelle altre Regioni d’Italia, per venire incontro alle esigenze di un territorio gravemente colpito dalla crisi economica e dal terremoto. Pertanto, su proposta dei consiglieri regionali Federica Chiavaroli, Alessandra Petri, Nicoletta Verì e Lorenzo Sospiri, cui si sono aggiunte le adesione del presidente Emilio Nasuti e del vicecapogruppo del PdL, Emiliano Di Matteo, si è deciso di presentare un emendamento ad hoc finalizzato a sospendere tale tassa.
È arrivata in questi giorni sotto gli ombrelloni una boccata d’ossigeno per gli italiani grazie ai rimborsi fiscali: dei circa 600 milioni di euro inviati a oltre 900.000 contribuenti dall’Agenzia delle Entrate nei giorni scorsi, 11,2 milioni complessivi riguardano 19.212 cittadini abruzzesi. I dati dei rimborsi suddivisi per regioni e province sono resi noti dalla Agenzia delle Entrate sulla sua rivista on line Fiscooggi.it. Coloro che hanno ricevuto l’avviso del rimborso e ancora non l’hanno incassato possono andare alla Posta per richiedere con l’avviso ricevuto un pagamento in contanti, oppure agli uffici fiscali per chiedere un versamento direttamente sul conto postale.
L’Aquila - Il governo Berlusconi, con un provvedimento del ministero dell’Economia successivo al terremoto, aveva sospeso il pagamento dell’Irpef da parte di tutti i contribuenti residenti nel territorio provinciale in data 6 aprile, al momento del sisma. Lo afferma la Cgil dell’Aquila sostenendo che in questa vicenda “c’è una doppia beffa per i cittadini”. “Tuttavia - si afferma in una nota - il giorno dopo le elezioni amminsitrative ed europee, il governo ha revocato tale sospensione, individuando la scadenza non più al 30 novembre ma anticipandola al 30 giugno 2009. La restituzione dell’Irpef sospesa nei comuni della provincia che non ricadono nel cratere del sisma, dovrà avvenire in cinque rate, a partire da luglio. Ma - sostiene la Cgil - c’è un altro provvedimento sciagurato: i residenti nei 49 comuni colpiti dal terremoto dovranno restituire l’importo sospeso dell’Irpef in 24 rate, a partire dal gennaio 2010 e con atto dell’Agenzia delle entrate. Questi provvedimenti del governo Berlusconi vanno dunque assolutamente rimossi”. Il sindacato ricorda che in Umbria, in occasione del precedente terremoto, la sospensione dell’Irpef prevedeva due fasi: la prima riguardava indistintamente tutti i residenti nelle zone colpite dal sisma e la seconda (per 24 mesi) tutti i residenti che avevano avuto un danno. I contribuenti umbri inoltre, 10 anni dopo, hanno restituito soltanto il 40% della somma (l’Irpef infatti fu ridotta del 60%) ed in 120 rate.
“Dobbiamo abbassare le tasse sul lavoro”. Così il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, commenta i dati diffusi ieri dall’Eurostat secondo i quali l’Italia è il primo Paese in Europa per carico fiscale sul lavoro. “Nel medio termine - ha aggiunto Marcegaglia, a margine della Conferenza internazionale dell’Aspen Institute - ci aspettiamo un calo delle tasse sia sulle imprese che sul lavoro”.
L’Aquila - Non va giù neanche ai giovani industriali l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri che revoca la sospensione dei versamenti Irpef per i Comuni della Provincia dell’Aquila che sono fuori dal cratere. E la risposta potrebbe essere dura. “Qualora ce ne fosse ancora bisogno, l’Italia è un Paese dove spesso non alberga la certezza del diritto”, ha detto il presidente dei giovani industriali abruzzesi, Fabio Spinosa Pingue, aggiungendo che “sono esattamente questi i tipi di provvedimenti che rischiano di alimentare il qualunquismo, la sfiducia verso le istituzioni se non, come succede in casi estremi, anche la minaccia di rivolta fiscale”. Secondo Spinosa Pingue sarebbe “sempre più difficile avere atteggiamenti da classe dirigente. Confido in un ripensamento del provvedimento che nega “il cratere economico” peraltro precedentemente accolto dal governo”, prosegue il presidente dei giovani industriali. “È innegabile che il terremoto ha investito economicamente gran parte dei Comuni - peraltro con tessuti economici già precari - appena fuori ‘dal cratere terremotò e che faticosamente e con grande senso di responsabilità e coraggio stanno cercando di tornare, non senza ripensare un proprio modello di sviluppo, alla normalità”.
L’Aquila - L’ordinanza del 6 giugno firmata dal premier nel confermare la sospensione degli adempimenti e dei versamenti fiscali fino al 30 novembre 2009 a favore dei 49 Comuni inseriti nel cratere del terremoto, ha contemporaneamente disposto la revoca di dette agevolazioni per tutti gli altri paesi della provincia dell’Aquila, tra i quali Sulmona e i comuni al di fuori del cratere del sisma. All’articolo 2 si parla di “Ripresa degli adempimenti e dei versamenti nella provincia dell’Aquila”: le agevolazioni che erano state disposte per la provincia dell’Aquila in seguito al decreto del 9 aprile scorso cessano al 30 giugno. I versamenti non effettuati nel predetto periodo di sospensione sono eseguiti entro il 16 luglio 2009. Gli adempimenti i cui termini scadono nel periodo oggetto della sospensione dovranno essere effettuati entro il 30 settembre. Tutti i contribuenti che si sono avvalsi della sospensione dovranno versare le ritenute non subite in cinque rate mensili di pari importo a partire dal 16 luglio 2009. “Sono costernato e disgustato dai metodi e dalla sostanza del provvedimento. Non è questa la risposta da dare ad un territorio in grande difficoltà che anche in questa circostanza ha dimostrato di essere al fianco del presidente Berlusconi e del Pdl”. Lo ha detto il sindaco di Sulmona Fabio Federico a commento dell’ordinanza promossa da Guido Bertolaso nella quale viene revocato il beneficio di sospensione del pagamento dell’Irpef per i residenti della provincia dell’Aquila che non fanno parte dei Comuni ricadenti nel cratere del terremoto. “Oggi già nell’incontro fissato dal Prefetto con i Comuni del Com 7 farò sentire la mia voce - ha proseguito Federico - che sarà ancora più forte mercoledì in sede di Commissione alla Camera, dove dovranno darmi delle certezze, altrimenti prenderò i dovuti provvedimentì. Il sindaco di Sulmona ha poi sottolineato la scorrettezza del Commissario straordinario che ha reso noto il provvedimento, firmato il 6 giugno “solo ad urne chiuse”.
Il Tesoro ha pubblicato la Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica per il 2009 (Ruef), nella quale si prevede che il pil italiano nel 2009 si contrarrà del 4,2% ma ci sarà una lieve ripresa nel 2010, quando si avrà una crescita dell’economia dello 0,3%.
Il rapporto deficit pil si attesterà quest’anno al 4,6%. “Il livello dell’indebitamento nel 2010 si attesterebbe sullo stesso livello del 2009 - si legge nel documento - per iniziare a scendere a decorrere dal 2011 anno in cui dovrebbe collocarsi al 4,3%”.
Sale il debito pubblico. Torna a crescere il debito pubblico a partire da quest’anno: nel 2009 il debito si porterà al 114,3% del pil (dal 105,8% del 2008), salendo ulteriormente al 117,1% nel 2010 e al 118,3% nel 2011.
Pressione fiscale in aumento. La pressione fiscale complessiva nel 2008 è risultata pari al 42,8%, inferiore di 0,3 punti percentuali rispetto al 43,1% del 2007. Quest’anno il peso del fisco arriverà al 43,5% del pil. Nella Ruef si segnala peraltro che lo scorso anno c’è stato una flessione dello 0,7% delle entrate tributarie, che ha interessato sia la componente erariale (-0,5%) sia quella locale (-1,6%): sulla componente locale - viene ricordato - ha influito anche l’eliminazione dell’ Ici sulla prima casa.
Occupazione -2,6%. Nel 2009 l’occupazione, misurata in termini di unità standard di lavoro, mostrerebbe una riduzione significativa, in calo del 2,6%. Il Ruef aggiunge che a sperimentare la riduzione più ampia sarebbe l’industria. Nell’ipotesi di una crescita nulla dell’offerta di lavoro, il tasso di disoccupazione si attesterebbe all’8,6%.
Frena l’inflazione. Brusca frenata dell’inflazione, che nel 2009 “è prevista attestarsi in media al di sotto dell’1%”.
Italia meno esposta alla crisi. Secondo la Ruef “l’economia italiana è risultata essere relativamente meno esposta ai rischi specifici della crisi, anche se ha subito pesantemente il suo impatto indiretto”. Viene sottolineato che “non appena sarà superata l’attuale fase di difficoltà della domanda mondiale, l’economia italiana potrà contare su una base più solida per la sua ripresa”. In questo senso l’attuale crisi rappresenta infatti “anche un’opportunità di cambiamento e di sviluppo per l’Italia, un’opportunità che deve essere colta”. Il ministero dell’Economia evidenzia che “il sistema bancario italiano appare comparativamente meno vulnerabile alla crisi finanziaria e l’impatto sui bilanci delle banche resta contenuto rispetto ad altri Paesi”. Inoltre “le famiglie italiane sono meno indebitate rispetto alla media dell’area euro”. Riguardo alle previsioni riportate nel documento (il pil è rivisto al ribasso rispetto alle precedenti stime) la Relazione sottolinea infine “l’alto grado di incertezza prodotto dalla crisi in atto, che riduce fortemente ed oggettivamente l’attendibilità delle previsioni”.
Franceschini: è la conferma che dalla crisi non siamo usciti. “Mi preoccupano, ma sono la conferma che è una cosa sbagliata dire che siamo già usciti dalla crisi, come è stato sbagliato averla negata per dei mesi”: così il segretario del Pd, Dario Franceschini, commenta i dati della Relazione unificata. “Si può uscire dalla crisi - sostiene Franceschini - e gli italiani possono portare il Paese fuori dalla crisi prima di altri, però devono essere aiutati, soprattutto quelli che non ce la fanno da soli, i più deboli, quelli che senza reddito, quelli ai quali la pensione non basta più per arrivare alla fine del mese, i precari, i poveri che non hanno voce, che non hanno organizzazioni sindacali, né categorie che li tutelino: di queste categorie la politica deve occuparsi. Le nostre proposte sono finalizzate ad aiutare i più deboli. Questo ci hanno insegnato i nostri genitori e i nostri nonni”.
“Dobbiamo imparare dagli anziani a rimboccarci le maniche”. Per Franceschini, il modello da seguire per uscire dalla crisi sono gli anziani che hanno saputo “rimboccarsi le maniche nei momenti difficili”. “Gli italiani - dice Franceschini - hanno sempre dato il meglio nei momenti di difficoltà. Questo dobbiamo imparare dagli anziani e dalle nostre madri e padri: rimboccarsi le maniche e non lavorare gli uni contro gli altri, ma lavorare tutti insieme. Il Paese non è quello finto che viene rappresentato in televisione, ma è fatto da gente che ha lavorato tutta la vita. Penso che la nostra generazione e i nostri figli debbano imparare dalle nostre madri, padri, nonni, da quelli che hanno saputo, nella storia italiana, rimboccarsi le maniche quando tutto era drammaticamente difficile e hanno trasformato un Paese impoverito dalla guerra e dalle devastazioni in una delle più grandi potenze economiche del mondo”.
Cgil: subito un tavolo sulla crisi. “Queste stime confermano le nostre preoccupazioni e la gravità della crisi - dice il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale - Non si capisce perché il governo non abbia ancora convocato il tavolo sulla crisi, da noi più volte sollecitato. II tavolo sulla crisi deve essere convocato urgentemente per trovare misure di sostegno all’occupazione e ai redditi più bassi, e realizzare gli investimenti necessari per costruire una terapia anti recessiva che il governo italiano, a differenza di quello degli Stati Uniti e di molti Paesi europei, non è stato fin qui in grado di realizzare”. Secondo Megale, “i numeri del Tesoro rendono sempre più evidente il rischio di perdere tra il 2009 e il 2010 circa 1.100 posti di lavoro”.
Consumatori: crisi drammatica. “Dai dati della Relazione Unificata emerge tutta la drammaticità della crisi che sta attraversando il paese - affermano Adusbef e Federconsumatori in una nota congiunta - Una caduta simile necessita di risposte ben più reali e concrete da parte di un governo”. Le associazioni ritengono in particolare essenziale “un intervento più determinato sul potere di acquisto delle famiglie che attraverso una detassazione del reddito fisso di almeno 1.200 euro annui, possa aumentare la domanda quale importante leva per la ripresa economica e sociale del Paese”.
– Quattro italiani su cento, circa 2,5 milioni di cittadini, vivono sotto la soglia minima della poverta’ assoluta. La stima e’ dell’Istat, che questa mattina ha presentato un rapporto sulla poverta’ assoluta riferito al 2007. Nella condizione di poverta’ si trovano 975 mila famiglie, il 4,1% dei nuclei familiari. Rispetto al 2005, ‘’la poverta’ assoluta e’ rimasta stabile e sostanzialmente immutata'’. Il fenomeno e’ concentrato al Sud dove la poverta’ assoluta arriva a 5,8%; il Nord si attesta al 3,5 e il Centro al 2,9.
La stima puntuale dell’incidenza che, per il 2007, e’ risultata pari al 4,1%, oscilla, con una probabilita’ del 95%, tra il 3,7% e il 4,4%. Tra il 2005 e il 2007, l’incidenza di poverta’ assoluta e’ rimasta stabile e sostanzialmente immutate sono anche le caratteristiche delle famiglie povere in termini assoluti. Il fenomeno e’ maggiormente diffuso nel Sud e nelle Isole, dove l’incidenza di poverta’ assoluta (5,8%) e’ circa due volte superiore a quella osservata nel resto del Paese: nel 2007, tra le famiglie residenti nel Nord la percentuale delle famiglie povere in termini assoluti si attesta, infatti, al 3,5%, e al 2,9% tra le famiglie del Centro.
L’incidenza di poverta’ tra le famiglie con cinque o piu’ componenti risulta, nel 2007, significativamente superiore a quella delle famiglie meno ampie: quasi un decimo (l’8,2%) si trova in condizione di poverta’ assoluta, si tratta per lo piu’ di coppie con tre o piu’ figli (il 72%) e di famiglie con membri aggregati (il 25%). Tra le coppie con figli, l’incidenza della poverta’ assoluta cresce all’aumentare del numero di figli, raggiungendo il valore piu’ elevato (8%) quando i figli sono tre o piu’. La presenza di piu’ figli minori all’interno della famiglia si associa a un disagio economico ancor piu’ evidente: tra le famiglie con un solo figlio minore e’ pari al 3,1%, sale al 3,8% e al 10,5% rispettivamente se i figli sono due o piu’ di due.
Valori di incidenza superiori alla media si osservano anche tra le famiglie monogenitore (4,9%) e tra le famiglie con almeno un anziano (5,4%). In particolare se l’anziano e’ la persona di riferimento l’incidenza e’ pari al 5,6% e sale al 6,6% tra gli anziani soli, che mostrano un valore piu’ elevato di quello osservato non solo tra i single piu’ giovani (3,2%), ma anche tra le coppie di anziani (3,7%). Un’incidenza piu’ elevata si osserva anche tra le famiglie con a capo una donna (4,9%) che, nella maggior parte dei casi, sono rappresentate da anziane sole (55%) e da donne sole con figli (21%).
“Mentre continuano attacchi pretestuosi alla qualita’ dei farmaci equivalenti, cui ormai non vale nemmeno la pena di rispondere, va apprezzato il comportamento delle Regioni, quali l’Abruzzo, che hanno fatto scelte a favore dell’impiego degli equivalenti: il solo mezzo oggi disponibile per tutelare la salute dei cittadini rispettando i vincoli di spesa”.
Cosi’ Giorgio Foresti, presidente di AssoGenerici, ha commentato la pubblicazione della Deliberazione n. 14/09 del 12 marzo 2009 del Commissario ad acta della Direzione Politiche della Salute della Regione Abruzzo, che ha modificato la quota di partecipazione degli assistiti alla spesa farmaceutica. Entrata in vigore il 20 marzo 2009, la norma ha aumentato il ticket per il cittadino (0,50 euro a confezione per i farmaci di prezzo fino a 5 euro e 2 euro a confezione per quelli di prezzo superiore) escludendo dall’applicazione i farmaci non coperti da brevetto (farmaci generici) che si adeguano al prezzo di riferimento regionale. “Ci auguriamo che l’esempio dell’Abruzzo faccia scuola”, conclude il Presidente di AssoGenerici. “Sarebbe la via per portare l’Italia al livello degli altri paesi industrializzati, nei quali il farmaco equivalente, senza la marca ma con tutta la qualita’ cui il cittadino ha diritto, rappresenta la maggioranza delle prescrizioni”.