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Pescara - Il consorzio Abruzzo Travelling, che oggi conta più di cento consorziati tra strutture ricettive e turistiche, lancia una serie di iniziative per il 2010. Nell’anno in corso, ha annunciato Emilio Schirato alla presenza dell’assessore regionale Di Dalmazio, offrirà alle aree del cratere la possibilità di entrare nel consorzio ad un prezzo ridotto, cioè 200 euro, per creare sinergie utili al territorio. Sono stati presentati poi tre tipi di prodotti promossi da Abruzzo Travelling, cioè Abruzzo bike hotel, una filiera di strutture per i turisti che amano le due ruote; Abruzzo convention Bureau,che metterà in rete le strutture dove si svolgono meeting, e Golf hotel, per chi pratica golf in Abruzzo e presto avrà la possibilità di accedere al circuitogolfistico laziale. Si è lavorato anche sul web ed è stato organizzato un centro di prenotazione on line con la possibilità per i turisti di pagaredirettamente su internet attraverso il portale Abruzzotravelling.com che nel 2011 sarà collegato a un portale nazionale.
L’Aquila - La Giunta Regionale si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale, davanti alla Corte Costituzionale, per opporsi al ricorso del Governo contro la legge 32/09 di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge 32/09, approvata nello scorso mese di dicembre dal Consiglio regionale e rivolta a limitare gli interventi di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Abruzzo, Centro Oli di Ortona compreso. “La Legge Regionale - si legge in una nota dell’Ufficio stampa della Giunta - blocca la realizzazione di centri estrattivi in zona di particolare interesse ambientale, turistico, enogastronomico, agricolo, nella fattispecie del Centro Oli di Ortona”. “A sostegno dell’opposizione vi è la nota protocollo 3620 del 4 marzo 2010 con cui il servizio Legislativo del Consiglio Regionale segnala che, sebbene la materia oggetto dell’intervento normativo abbia attinenza con la “tutela dell’ambiente”, di competenza legislativa statale esclusiva, può essere inquadrata ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione, terzo comma, nell’ambito della “valorizzazione dei beni ambientali”, del “governo del territorio”, della “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” con la conseguente legittimazione della Regione ad un intervento normativo di tipo concorrente. “La decisione della Giunta di costituirsi in giudizio - dice l’assessore regionale all’agricoltura Mauro Febbo - rispetta un impegno prima elettorale e poi di governo circa la netta contrarietà alla realizzazione dell’impianto estrattivo”. “Grazie alla costituzione in giudizio, eventuali iniziative da parte dell’Eni resteranno bloccate almeno per i prossimi 30-36 mesi e nel frattempo Giunta regionale e Governo Berlusconi continueranno a lavorare per elaborare una modifica del testo della legge impugnata, capace di contemperare l’interesse dello Stato a perseguire gli obiettivi e le linee della politica energetica nazionale con l’interesse della Regione Abruzzo a preservare determinate aree del proprio territorio”.
Pescara - Netta contrarietà ad ogni attività estrattiva a terra e mare ed un incontro urgente con il presidente della Regione, Gianni Chiodi, per affrontare la problematica e concordare le azioni politiche, istituzionali ed eventualmente legali da intraprendere. È il contenuto di un documento unitario redatto dagli assessori all’Ambiente delle Province di Pescara, Chieti e Teramo, rispettivamente Mario Lattanzio, Eugenio Caporrella e Francesco Marconi, al termine di un incontro svoltosi nella sede della Provincia di Pescara. Nel documento i tre assessori spiegano che i progetti di petrolizzazione vanno contrastati in quanto rischiano di compromettere il territorio sia dal punto di vista ambientale che produttivo ed economico. “La costa, i comuni che si facciano sul litorale, le colline sulle quali si produce olio, vino e prodotti agricoli di eccellenza, l’attività ittica e quella turistica - sottolineano - sarebbero irrimediabilmente compromessi da un’attività estrattiva come quella che è possibile ipotizzare dalle richieste delle società petrolifere”.
Pescara - Da oggi e fino al 29 giugno si potrà presentare domanda per accedere al finanziamento a fondo perduto a favore delle imprese di artigiani e commercianti che ricadono nell’area del Distretto del benessere che comprende i comuni della provincia di Pescara di Salle, Sant’Eufemia a Majella, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Roccamorice, Tocco da Casauria, Popoli, Caramanico Terme, Scafa, Bolognano, Abbateggio, Manoppello, Turrivalignani, Lettomanoppello e Serramonacesca. Lo ha ricordato l’assessore allo sviluppo territoriale della Provincia di Pescara, Angelo D’Ottavio. Il programma, finanziato dal ministero del Lavoro e dalla Regione Abruzzo, è attuato da Italia Lavoro e mette a disposizione delle imprese abruzzesi 174.000 euro, con un contributo a fondo perduto di 5.000 euro per impresa, a fronte di spese per consulenza, con lo scopo di promuovere la competitività delle piccole e medie imprese. “È solo la prima di una serie di opportunità che si offriranno alle imprese che ricadono nel territorio del Distretto - ha commentato l’assessore -. Grazie all’azione della Regione Abruzzo, questo programma, in attuazione su tutto il territorio nazionale, stimola l’investimento in servizi e soprattutto, da qui a qualche settimana, permetterà di sostenere, con contributi a fondo perduto, anche le imprese che assumeranno personale”. Informazioni e modulistica necessari alla presentazione della domanda sono disponibili sul sito internet www.italialavoro.it. “Il Distretto del benessere - ha spiegato l’assessore - è un progetto nato nel 2004 che negli anni ha subito alcune variazioni ma che ora è pronto a vedere la luce. Questo è solo l’inizio di una serie di strumenti finanziari che nei prossimi anni si riverseranno sul territorio dei comuni interessati. La giunta provinciale ha già approvato altri programmi complementari e la giunta regionale ha previsto un’apposita misura di finanziamento, con una disponibilità di 13 milioni di euro complessivi, a valere sulla programmazione Fas, che stimola le aggregazioni tra imprese attraverso reti e filiere e che ricomprende anche il Distretto del benessere”.
L’Aquila – “Esprimo profonda preoccupazione in merito al progetto di 21 milioni di euro di fondi Cipe da spendere per opere di ripascimento in nove comuni costieri della Regione. Sebbene le opere di ripascimento siano utilizzate in diverse regioni italiane, solo in alcune vengono realizzate con i giusti criteri e riescono ad evidenziare un beneficio per le spiagge. Non è questo il caso della Regione Abruzzo. Il fallimento di queste opere è sotto gli occhi di tutti gli abruzzesi. Caso emblematico di questo sperpero di soldi pubblici è la spiaggia di Casalbordino: ben 5 operazioni di ripascimento negli ultimi anni che non hanno prodotto alcun risultato utile. Milioni di euro letteralmente gettati a mare!
E’ quanto afferma Walter Caporale, Consigliere Regionale “VERDI-SD”
“Solo ad Ortona viene stimata una cava di 100 ettari e a Vasto una di 20 ettari. Il progetto di ripascimento della Regione sembra ignorare il Sistema delle Aree Protette Costiere in particolare la Riserva Regionale di Punta Aderci destinata forse a subire più di altre zone costiere l’impatto delle cave sottomarine. L’asportazione di milioni di metri cubi di sabbia comporterà un impatto sull’erosione, sulla fauna e la flora marina, sulla torbidità delle acque e sulle microcorrenti costiere. Dove sono documentate le conseguenze di tali operazioni? Vogliamo sapere quali saranno gli impatti anche sul turismo e sulla pesca. Il silenzio della Regione Abruzzo è ai massimi livelli – dice ancora Caporale –: i Consiglieri regionali ignorano i pareri del Servizio Opere Marittime e Qualità delle Acque Marine e non è stata finora garantita l’informazione e la partecipazione del pubblico al procedimento. E’ necessario, sospendere l’iter autorizzativo delle cave sottomarine fino alla realizzazione di studi approfonditi sugli impatti dei ripascimenti. Inoltre, occorre rendere pubblici i documenti ed i progetti per avviare la partecipazione dei comuni, dei cittadini e delle associazioni no profit”.
Pescara – L’erosione delle nostre spiagge è il risultato di una cattiva gestione della costa, spesso volta a cercare la soluzione di singoli problemi con azioni atte a soddisfare interessi immediati ma che si sono dimostrati essere inefficaci e controproducenti in tempi più lunghi. A questo proposito Luzio Nelli, della segreteria regionale di Legambiente Abruzzo, dichiara: «Questa pratica di interventi sui sistemi costieri, privi di una visione complessiva che guardi alle cause dell’erosione (politiche speculative fondiarie, cementificazione dei fiumi, ecc.) e privi dell’attuazione del piano integrato di gestione della costa, è deleteria e comporta di fatto solo sperpero di denaro pubblico (milioni di euro), senza risolvere il problema, spesso vanificato dalla prima mareggiata, che invece potrebbe essere meglio investito nella riqualificazione e valorizzazione di tutto il litorale».
Quindi, non è questa la politica giusta per la protezione e ricostruzione delle spiagge erose dal mare. Basta ricordare gli interventi già fatti sui litorali di Casalbordino e Torino di Sangro nei precedenti anni, rivelatisi poi inutili se non addirittura dannosi.
«Inoltre – dichiara Fausta Nucciarone, il presidente del Circolo Legambiente di Vasto – il sito selezionato a Vasto a ridosso della riserva naturale di Punta Aderci evidenzia ulteriori potenziali problematiche legate alla distanza dalla spiaggia “attiva”, alla profondità e volume dei prelievi: ciò potrebbe comportare conseguenze negative per tutti gli operatori seri che hanno un interesse alla reale risoluzione del problema dell’arretramento delle spiagge, in visione anche di una valorizzazione dell’ambiente naturale».
L’Aquila – “Sugli OGM, gli organismi geneticamente modificati, la posizione del Governo regionale e’ piu’ che mai chiara essendo dettata dal rispetto della legge regionale numero 6 del 2001 che sancisce il divieto di coltivare piante e di allevare animali geneticamente modificati nel territorio della regione Abruzzo. Altre chiavi di lettura sarebbero solo frutto di illazioni senza alcun fondamento”.
L’assessore all’Agricoltura, Mauro Febbo, risponde cosi’ alle preoccupazioni manifestate dal consigliere regionale, Maurizio Acerbo, e dal segretario regionale del Prc, Marco Fars, in merito ad una decisione che la Conferenza Stato-Regioni potrebbe prendere sull’argomento nella sua prossima seduta.
“Proprio questa mattina, - aggiunge l’assessore Febbo - in sede di comitato tecnico permanente di coordinamento in materia di agricoltura esprimero’, a nome della Regione Abruzzo, il fermo no ad ogni ipotesi di liberalizzazione degli OGM visto che, a parte il nostro deciso orientamento, quella legge rappresenta l’unico indirizzo cui attenersi”. L’assessore Febbo ha, inoltre, ricordato che la Regione Abruzzo e’ entrata a far parte della Rete delle Regioni Europa libere da OGM (al momento sono 47 in tutto) e che, a partire dal 2005, ha avviato una serie di iniziative con le istituzioni europee per approfondire la riflessione su cio’ che comporta la coltivazione di OGM per determinate realta’ locali.
Pescara - Dopo un anno di commissariamento dell’Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente (Arta), i 42 precari, dopo circa otto anni di lavoro, dal primo gennaio scorso sono disoccupati, nonostante le assicurazioni fatte dai vertici aziendali e dai dirigenti regionali ai sindacati Cgil e Cisl a margine dell’incontro tenutosi il 23 dicembre 2009. A denunciarlo sono il segretario Cgil-Fp, Massimo Petrini e quello della Cisl-Fps, Vincenzo Traniello. “Abbiamo l’impressione - si legge in una nota - che presso la Direzione Ambiente ci sia qualche dirigente che ha lavorato scientemente per raggiungere questo risultato, anche se ci sono del tutto oscure le finalità e gli obiettivi. La Cgil e la Cisl denunciano l’accaduto con forza e sbigottimento e s’impegnano a chiedere all’assessore all’ Ambiente ed al presidente Chiodi un incontro per individuare le responsabilità gestionali e politiche che hanno generato questa sciagurata decisione e trovare nel contempo le soluzioni possibili». «La mancata proroga dei contratti avrà gravi ripercussioni sulla funzionalità dell’Arta - si prosegue nella nota - che con il lavoro dei precari aveva potuto sviluppare importanti progetti di tutela dell’ambiente, oltre a produrre gravi ripercussioni sociali sulla vita e nelle famiglie di altri 42 nuovi disoccupati di cui avremmo fatto volentieri a meno”.
Le prospettive di rilancio della bieticoltura e la prossima campagna bieticolo-saccarifera sono state, questa mattina, a Pescara, presso la sede dell’assessorato all’Agricoltura, al centro di un incontro tra l’assessore all’Agricoltura, Mauro Febbo, l’assessore all’Agricoltura della Regione Molise, Nicola Cavaliere, l’amministratore delegato dello zuccherificio di Termoli, Domenico Porfido, il responsabile economico della Coldiretti Abruzzo, Nicola Lucci, ed i rappresentanti delle associazioni bieticole ANB, CNB, ABM e CAST.
L’assessore Febbo, in particolare, anche in considerazione della grande tradizione bieticola e saccarifera dell’Abruzzo, ha garantito l’attenzione della Regione all’intero settore attraverso interventi mirati che potranno trovare spazio sia all’interno del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) che in altre azioni specifiche di sostegno e che riguarderanno sia la fascia costiera che i campi della Marsica . ‘Tra gli obiettivi del vertice - ha spiegato Febbo - c’era anche quello di definire il prezzo della barbabietole al fine di fornire certezze agli agricoltori ed incentivarli cosi’ alla produzione. In questo modo, infatti, non solo verrebbe salvaguardata l’economia di un comparto tutt’altro che secondario per la nostra agricoltura ma si darebbe anche una bella boccata d’ossigeno all’attivita’ dello zuccherificio di Termoli che e’ rimasto l’unico del centro-sud’. Intanto, attraverso un apposito piano di incentivi e di finanziamenti ad hoc si punta anche a raddoppiare la superficie agricola destinata alla bieticoltura che, al momento, in Abruzzo e’ a pari a circa 1400 ettari.
Per la vendemmia 2009 si confermano quantita’ (sugli stessi livelli del 2008 con circa 46 milioni di ettolitri di vino) e qualita’ (buona), me per prezzi delle uve pagati ai produttori e’ un vero crollo verticale.
La diminuzione si attesta, in media tra il 10 e il 20 per cento, con punte anche del 40 per cento rispetto allo scorso anno. I vitivinicoltori sono, quindi, in seria difficolta’ anche a causa degli aumenti dei costi produttivi e contribuitivi che contribuiscono al “taglio” netto dei redditi. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che denuncia anche speculazioni a danno dei produttori e sollecita un Tavolo di confronto a livello ministeriale con la partecipazione di tutti i rappresentanti della filiera, prima che la situazione degeneri inevitabilmente. E’ davvero una fase difficile, ma quello che piu’ preoccupa -avverte la Cia- e’ che, da un lato, il sacrificio piu’ grosso sara’ ancora una volta a carico dei produttori di uva, e dall’altro, che con questa frenetica corsa al ribasso verranno meno i margini di investimento per il mercato. Il tutto con la possibile conseguenza di un ulteriore abbassamento del prezzo della bottiglia e la diminuzione, nel contempo, del richiamo di molte tipologie, attrattiva conquistata negli anni con grande fatica. In sostanza, gli attuali bassi prezzi -ribadisce la Cia- costringono i produttori al sottocosto.
Una cosa che puo’ andare bene per altri settori, ma non per quello agricolo in quanto mette a rischio la redditivita’ e puo’ causare la chiusura delle aziende. Si rilevano prezzi in netto calo -sostiene la Cia- di alcune uve atte a produrre vini Doc che starebbero sotto i 25 centesimi al chilo. E’ un fatto molto negativo che in alcuni casi puo’ probabilmente costringe produttori a cessare la loro attivita’ il prossimo anno.
I prezzi -evidenzia la Cia- sono segnalati in calo generalizzato un po’ in tutte le regioni e, come elemento di ulteriore criticita’, sembrerebbe in atto un deciso ridimensionamento, se non una scomparsa, della domanda dai soggetti che abitualmente hanno animato il mercato delle uve. Situazioni difficili si registrano per le uve trentine per le basi spumante. In Toscana, benche’ e’ ancora presto per determinare il prezzo delle uve rosse destinate alle denominazioni piu’ importanti, l’elemento di maggiore preoccupazione arriva proprio dalla immobilita’ del mercato. Anche per prodotti di qualita’, come Vermentino della Maremma, si ha un prezzo che si aggira sui 70 euro al quintale, che nel 2008 poteva arrivare anche a 100-110 euro al quintale. Stesso discorso per Sangiovese, Merlot, il Cabernet Sauvignon, le cui uve sono quotate 30-40 euro al quintale, mentre nel 2008 spuntava un prezzo di 60-70 euro al quintale. Scendendo piu’ a Sud, la situazione non cambia. Anzi. In Puglia 20 sono gli euro che occorrono per acquistare un quintale di Chardonnay (nel 2008 ce ne volevano 30). In Sicilia una partita di uve pregiate (Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah) costa 30-35 euro al quintale, nello scorso anno, invece, occorrevano 45-50 euro. Bassissimi i prezzi delle uve meno pregiate come il Grecanico, che si puo’ trovare a 10 euro al quintale, o lo stesso Nero d’Avola, acquistabile con 20-25 euro al quintale. Un’unica eccezione della tendenza al ribasso -conclude la Cia- sembra essere rappresentata dal Prosecco. Il prezzo delle uve destinate alla Doc e’ stabile a 50 euro al quintale, come nel 2008. Le uve Prosecco destinate alla Docg (Conegliano e Valdobbiadene) costano 100 euro al quintale come l’anno passato.