Studi e statistiche | Archivio di Tuttiassunti · Quotidiano on line su economia e lavoro in Abruzzo e Molise
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Archivio della Categoria 'Studi e statistiche'



9 Giugno 2010

Censis: gli italiani spendono di più e si curano di meno


La crisi ha colpito gli italiani nella cura della propria salute: si curano meno, ma sono costretti a spendere di più di tasca propria. Risulta da uno studio del Censis, presentato oggi in occasione del congresso nazionale dell’Anaao Assomed, il maggior sindacato dei medici del servizio pubblico. Il 39% degli italiani, ha spiegato Ketty Vaccaro, responsabile del Welfare e Salute del Censis, ha dichiarato di avere speso nel 2009 di più rispetto agli anni precedenti, con una percentuale che sale al 52,4% nelle fasce socioeconomiche più basse del Paese. A fronte di questo maggior esborso, però, il 18,2% degli italiani ha dichiarato di aver dovuto rinunciare a cure proprio per motivi economici, quota che sale al 39,8% fra chi ha redditi più bassi. Sempre secondo lo studio del Censis, gli italiani hanno quindi modificato alcune scelte a scapito della propria salute. Il 20,8% ha rinunciato ad acquistare farmaci di tasca propria, percentuale quasi doppia (37,8%) nelle fasce a basso reddito. La conseguenza, ha sottolineato Vaccaro, è quella di essersi appoggiati maggiormente sul servizio pubblico, a costo di aspettare anche lunghe liste di attesa: si è comportato così il 35,1% degli intervistati (dato nazionale) e il 51,9% fra le fasce più deboli. “Appare chiaro che la crisi economica ha fatto sentire la sua morsa fra i cittadini, effetto che potrà essere confermato nei prossimi mesi, a causa delle preoccupazioni per il contesto generale di difficoltà economiche nazionale e internazionale” ha concluso la responsabile del Welfare e Salute del Censis.





14 Aprile 2010

“Consumatori più fiduciosi in Abruzzo e Molise”: lo dice il rapporto “Congiuntura Mezzogiorno”


La fiducia dei consumatori (crollata 113,5 a 108,3 nella media del Mezzogiorno) sale in Abruzzo, Molise, e, in misura minore, in Sardegna, mentre scende bruscamente nelle altre regioni del Sud con punte negative in Puglia e Basilicata. È quanto risulta dal Rapporto “Congiuntura Mezzogiorno” relativo al primo trimestre 2010 realizzato da Isae-Obi-Srm, dal quale emerge che in Italia, come in tutta l’Europa, si registrano i primi segnali di ripresa dopo la crisi economica, ma il Sud non aggancia il miglioramento del clima economico e, anzi, arretra. “In Italia - si legge nel documento - la ripresa del clima economico non è diffusa in modo omogeneo sul territorio: l’indice mostra consistenti segni di recupero nel Nord Ovest (da 94,2 a 99,8), Nord Est (da 88,9 a 93,6) e al Centro (da 86,6 a 91,7); nel Mezzogiorno, invece, l’indicatore scende bruscamente passando da 86,6 a 77,9 e riportandosi in prossimità dei valori del secondo trimestre dello scorso anno. A determinare tali differenze contribuisce soprattutto il diverso andamento del settore dei servizi». Nel settore dei servizi la fiducia crolla di quasi dieci punti al Sud (da -0,7 a -10,6), mostrando invece consistenti segni di ripresa sia al Nord (da -7 a +6,2 nel Nord Ovest e da -0,3 a 1,2 nel Nord Est) sia al Centro (da -7,2 a -0,9). Più omogenei risultano invece gli andamenti della fiducia delle imprese manifatturiere e dei consumatori, con un recupero diffuso con simile intensità a tutto il territorio nazionale, nel primo caso, ed un nuovo calo invece, sempre diffuso in modo omogeneo sul territorio, nel secondo. Per i servizi il calo registrato dal clima economico nel Mezzogiorno si diffonde omogeneamente a livello regionale. Quanto al settore manifatturiero, il recupero registrato nella media della ripartizione (da 80,9 a 84,1 l’indice di fiducia) rispecchia invece un andamento a ‘macchia di leopardò sul territorio: la fiducia aumenta, infatti, in Puglia e in Campania e, in misura minore, in Abruzzo e Calabria; è sostanzialmente stabile in Sicilia e cala invece in Basilicata, Sardegna e Molise. Anche nelle costruzioni, la sostanziale stabilità del clima di fiducia a livello di macro-ripartizione riflette andamenti differenziati su base regionale, con recuperi in Abruzzo, Molise, Puglia e Sardegna controbilanciati da bruschi cali nelle altre regioni”.





3 Marzo 2010

Trasporti: nel 2009 gli automobilisti abruzzesi hanno speso 60 milioni di euro per le revisioni


Nel 2009 gli automobilisti abruzzesi hanno speso 60,3 milioni di euro per eseguire le revisioni obbligatorie delle loro auto presso le officine private autorizzate. Il dato deriva da elaborazioni su fonti ufficiali del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti eseguite dall’Osservatorio Autopromotec, che è la struttura di ricerca della più specializzata manifestazione fieristica mondiale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, la cui prossima edizione si terrà nel quartiere fieristico di Bologna dal 25 al 29 Maggio 2011. La cifra comprende il pagamento della tariffa fissata per le revisioni per complessivi 20,7 milioni di euro ed il costo delle operazioni di manutenzione e riparazione necessarie per porre gli autoveicoli in grado di superare i controlli previsti, cioè la spesa per la cosiddetta attività di prerevisione, che ammonta a 39,6 milioni di euro. È Chieti la provincia dell’Abruzzo che registra con 18,3 milioni di euro la spesa più alta per revisioni e prerevisioni eseguite nel 2009. Seguono più distanziate le province di Teramo con 15,2 milioni di euro, L’Aquila con 14,6 milioni e Pescara che con 12,2 milioni chiude la graduatoria delle province abruzzesi. L’Abruzzo per spesa in revisioni e prerevisioni di auto effettuate nel 2009, si colloca al tredicesimo posto della graduatoria nazionale per regioni. Nel 2009 in tutta Italia gli automobilisti hanno speso 2.449,4 milioni di euro per la revisione dei loro autoveicoli.





18 Gennaio 2010

A Seoul si lavora di più. Gli italiani? Lavorano 1.566 ore all’anno


Quando i miti si ridimensionano… I tedeschi ad esempio: laboriosi come formiche, si dice. Fine della fiaba. Campano di una teutonica bugia: lavorano infatti ogni anno la miseria di 1.432 ore. E sono al penultimo posto, in una gerarchia di 10 Paesi che hanno un Pil per abitante tra i più elevati del mondo. Passiamo agli impettiti francesi: 1559 ore, ottavo mortificante posto. L’Italia è davanti alle due locomotive dell’Europa, seppure di pochissimo: 1.566 ore, in pratica a metà classifica. E nella parte alta chi si è infelpato con la medaglia del lavoro? I coreani, quelli del sud, in uno scenario stakanovistico gonfio di sudori: 2.165 ore. Lavorano cinquecento ore più di noi. La sorpresa sono gli americani che una tipologia corrente descrive come ormai proiettati oltra la maledizione dello sgobbo quotidiano: ebbene sono a 1.785 ore, davanti agli alacri per definizione giapponesi, 1784. Il recente boom della Spagna ora in po’ in panne, si specchia e si alimenta anche sulle loro rimarchevoli 1.775 ore. A mezza strada il Regno unito (1.607) e la Svezia (1.601). E’ il francese Insee, l’Istituto nazionale di statistica attraverso una ricerca a mettere in fila queste classifiche collocandole in una decennale tendenza universale alla riduzione del tempo di lavoro. Le cifre dell’Insee non offrono però risposte ad altri interrogativi. Ad esempio sugli effetti che il lavorare meno ha determinato nella società. Il caso francese è emblematico. Il Paese ha perso a causa delle 35 ore in competitività. E’ diventato almeno più felice? Non si direbbe. I lavoratori, infatti, confessano che è cresciuta la tensione.





12 Gennaio 2010

“Siamo sempre più longevi, poche le nascite”: lo dice l’Istat


Italia agli ultimi posti in Europa per la natalità ma ai primi per longevità: lo rileva l’Istat nel volume “Noi Italia” presentato oggi. Nel 2008, il tasso di natalità, 9,6 nati per mille abitanti, é tra i più bassi a livello comunitario mentre il tasso di mortalità 9,8 per mille, è prossimo a quello medio europeo. Con una vita media di 84 anni per le donne e di 79 anni per gli uomini, gli italiani sono ai primi posti nell’Unione Europea per longevità. L’Italia si colloca tra i paesi a bassa fecondità, con 1,41 figli per donna nel 2008: si tratta comunque del livello più alto registrato negli ultimi dieci anni e va attribuito soprattutto alla componente straniera. Con quasi il 12% dei circa 500 milioni di abitanti dell’Unione Europea, l’Italia è il quarto paese per dimensione demografica. L’Istat conferma che a partire dal 2001 la popolazione ha ripreso a crescere dello 0,7% l’anno, per effetto della crescita delle nascite ma, soprattutto, dell’immigrazione. Si celebrano 4,2 matrimoni ogni mille abitanti, più al sud che al nord. L’Italia e l’Irlanda sono i paesi Ue con la più bassa incidenza dei divorzi (8 ogni diecimila abitanti), anche se dal 2000 i divorzi in Italia sono aumentati del 35%.

143 anziani ogni 100 giovani: è l’indice di vecchiaia in Italia, che colloca il nostro paese al secondo posto in Europa, preceduto solo dalla Germania. Il dato, aggiornato al primo gennaio 2009, la regione più anziana è la Liguria, la più giovane la Campania.

UNA DONNA SU DUE NON LAVORA,UOMINI OCCUPATI OLTRE 70% - Nel mercato del lavoro “permangono notevoli differenze di genere: le donne occupate sono il 47,2% della popolazione di riferimento, gli uomini il 70,3%”. E’ quanto evidenzia l’Istat nel dossier statistico presentato oggi. Sempre sul mercato del lavoro si evidenzia che “nel Mezzogiorno quasi un lavoratore su cinque può essere considerato irregolare”. I dati sono del 2008, anno in cui è cominciata la crisi in Italia, infatti “il tasso di occupazione ha segnato una battuta d’arresto dopo un lungo periodo di crescita” mentre “per la prima volta dopo oltre un decennio la disoccupazione è tornata ad aumentare”.

14 LAVORATORI SU 100 IN PA, MENO CHE IN RESTO EUROPA - Il settore pubblico italiano rappresentava nel 2008 il 14,4% della forza lavoro impiegata, poco più di un punto percentuale in meno rispetto al 2000. Lo scrive l’Istat aggiungendo che “questo valore colloca il nostro paese nella parte bassa della graduatoria europea (ventitreesimo posto)”.

IMPRESA RESTA MICRO - La dimensione media delle imprese italiane resta molto piccola: circa 4 addetti per impresa e in Europa “superiore nel 2007 soltanto a quella di Portogallo e Grecia”. Lo evidenzia l’Istat aggiungendo che ci sono 66 imprese ogni mille abitanti, “valore tra i più elevati in Europa”, e che il tasso di imprenditorialità è pari al 32,2%, “valore quasi triplo rispetto alla media europea”.

IMMIGRATI, NEL 2008 40MILA DIVENTATI ITALIANI - Le concessioni di cittadinanza italiana agli immigrati sono state nel 2008 poco meno di 40mila: lo rende noto l’Istat nel volume “Noi Italia” presentato stamani. Il dato, sottolinea l’istituto, risulta in crescita contenuta rispetto al 2007, dopo un forte incremento registrato nel 2006. I cittadini stranieri in possesso di un valido permesso di soggiorno erano nel 2007 poco più di due milioni, mentre, al primo gennaio 2009 la popolazione residente straniera era di questi quattro milioni di persone, il 6,5% della popolazione residente in Italia, quasi il doppio rispetto al 2001. Circa il 51% degli stranieri possiede un titolo di studio fino alla licenza media, il 38,4% ha un diploma di scuola superiore e il 10,5% una laurea.

 

(Ansa)





11 Gennaio 2010

Abruzzo, resiste il settore agroalimentare


In Abruzzo l’agroalimentare è il settore che ha meno risentito della crisi internazionale, facendo registrare nei primi nove mesi del 2009 una flessione dell’export soltanto dell’1,93%. Al confronto, le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari sono diminuite, nello stesso periodo, del 4,23%. Emerge da dati Istat illustrati, a Pescara, in una conferenza stampa, dall’assessore regionale all’Agricoltura, Mauro Febbo, e dal presidente del Centro Estero delle Camere di Commercio abruzzesi, Daniele Becci, in occasione della presentazione dell’attività promozionale all’estero del settore agroalimentare abruzzese. Stando ai dati, il vino abruzzese non solo è riuscito a mantenere le proprie quote di mercato all’estero, ma addirittura ad allargarle sino a raggiungere il +4,4%, differenziandosi in ciò, dunque, dalle produzioni vinicole di regioni come Piemonte, Toscana e Veneto, che hanno visto il loro mercato restringersi. Per quanto riguarda il programma promozionale 2010, l’assessore Febbo ha affermato che “il meglio della produzione agroalimentare regionale »sarà presente negli stand di almeno una decina tra le più importanti manifestazioni fieristiche del mondo”. Si va dal Winter Fancy Food di San Francisco al Prodexpo di Mosca, dal Foodex Japan di Tokio all’International Food & Drink Expo di New Delhi. Intanto, il prossimo 16 febbraio farà tappa anche a Pescara il Road Show dei Vini. “Tuttavia, - ha annunciato l’assessore Febbo - stiamo lavorando anche per essere presenti a Shangai in Cina in collaborazione con l’assessorato allo Sviluppo economico. Del resto, oltre ai consueti mercati internazionali - ha aggiunto - ci interessa far conoscere i nostri prodotti di eccellenza anche a quelli emergenti come India e Brasile soprattutto per quanto riguarda i vini”. Il costo dell’intera operazione è di 825 mila euro, 253 mila saranno stanziati dalla Regione, 229 mila euro dal Centro Estero delle Camere di Commercio, mentre i restanti 333 mila euro sono a carico dei privati.





5 Gennaio 2010

Trasporti, a gonfie vele l’attività dell’aeroporto d’Abruzzo


Pescara – Ha raggiunto il picco del + 55% la quota dei passeggeri transitati nell’aeroporto d’Abruzzo nel mese di dicembre (30.383 contro i 19.635 del 2008).
Cifre che consentono di tirare le somme a fine anno con un bilancio pari a un totale annuo di 410.000 (+1,8%) passeggeri contro i 402.000 del 2008. Questi numeri confermano la bonta’ delle scelte effettuate dal Consiglio di amministrazione che all’inizio del 2009 ha deciso di puntare sulla destagionalizzazione delle attivita’ incrementando i collegamenti nel periodo ottobre-marzo. Semestre che vede protagoniste le tratte di Bergamo, Cagliari, Eindhoven. “Un consuntivo soddisfacente - ha detto Vittorio Di Carlo, presidente di Saga - considerata la situazione di crisi generalizzata e del terremoto che ha colpito una parte importante del territorio regionale. Ringrazio gli amministratori, i dirigenti e i collaboratori che hanno reso possibile tale risultato”. Le previsioni per il 2010 indicano in 500.000 i transiti realizzabili, riportando la crescita dello scalo in linea con il piano industriale 2007/2013 che prevede nel 2013 di raggiungere gli 800.000 passeggeri.





16 Dicembre 2009

Abruzzo: occupazione ed imprese in calo. Il rapporto presentato da Inps e Abruzzo Lavoro


Pescara - Tra giugno 2008 e giugno 2009, in Abruzzo, occupazione ed imprese in calo, rispettivamente di oltre il 7% e 6%. I lavoratori dipendenti sono passati da 256.805 a 237.152, mentre le aziende da 37.530 a 35.359. A rivelarlo, è il “Rapporto sull’impresa e sul lavoro”, presentato a Pescara, dal direttore regionale dell’Inps Abruzzo, Marco Gersevich, dal commissario di Abruzzo Lavoro, Germano De Sanctis insieme con il Presidente della Regione, Gianni Chiodi e all’assessore al Lavoro, Paolo Gatti. Il direttore dell’Inps ha, comunque, sottolineato che nei dati non è compresa tutta la situazione delle imprese del cratere, a cui il governo ha concesso la possibilità di non presentare la denuncia mensile all’Inps. Per quanto riguarda le quattro province, comunque, L’Aquila registra una perdita di 1.544 aziende con una percentuale rispetto al giugno 2008 di -19,6 punti, e con una diminuzione di 8.803 posti di lavoro (-20,6%). Non particolarmente differente la contrazione dei livelli occupazionali a Chieti, Pescara e Teramo. Si va dal -1,8% di aziende e -4,1% di occupati in provincia di Chieti, al -1,5% di aziende e -5,9% di dipendenti in provincia di Pescara per finire con la provincia di Teramo con -3,0% di aziende e il -5,7% di dipendenti. Per quanto concerne la cassa integrazione guadagni e gli ammortizzatori sociali, nel 2008 sono state autorizzate circa 6,4 milioni di ore di Cig, 7,3% in meno rispetto al 2007, di cui sono risultate beneficiarie soprattutto le province dell’Aquila (37,4%) e Chieti (33,4%); gli interventi ordinari sono stati pari al 35%, quelli straordinari hanno raggiunto il 46%. Nel periodo gennaio-novembre 2009, le ore autorizzate sono arrivate a circa 31,5 milioni, pari ad oltre sei volte le ore dello stesso periodo del 2008. Il complesso degli ammortizzatori sociali più importanti, fra gennaio e novembre 2009, ha raggiunto le 36.280 unità. Stando ai dati del Rapporto, dunque, rispetto al 2008, il numero medio dei beneficiari è più che raddoppiato. Fra le varie province, Chieti è al primo posto per la Cig (33,8% del totale regionale), Teramo per mobilità (33,7%) e disoccupati (29,1%).





10 Settembre 2009

La Uil: “Aumentato il ricorso alla Cig in Abruzzo”


Pescara - Scende a livello nazionale ad agosto, rispetto a luglio, la quantita’ di ore di cassa integrazione autorizzate (-40,6%), ma in Abruzzo scende molto meno (-24,3%). Di conseguenza, l’Abruzzo risale la classifica dei maggiori utilizzatori di cassa integrazione, sesto posto complessivamente (con oltre 2 milioni e 250mila ore), frutto di un settimo posto per la cassa integrazione ordinaria e di un quinto per la straordinaria. Peggiora, dunque, commenta il segretario generale della Uil Abruzzo, Roberto Campo, la composizione in Abruzzo del dato complessivo delle ore di cassa integrazione, con la straordinaria che supera l’ordinaria. In rapporto agli occupati, l’Abruzzo balza al primo posto (a luglio era al terzo): e’ al momento la regione in cui in proporzione la cassa integrazione interessa la quota piu’ ampia di lavoratori. Secondo Campo “i dati evidenziano la maggiore difficolta’ relativa dell’Abruzzo: non sorprende, perche’ la nostra regione prima della crisi generale versava in una situazione di crisi strutturale propria, che non guarira’ spontaneamente con il miglioramento della situazione economica nazionale e mondiale, ma richiede riforme profonde (sanita’, fisco, pubblica amministrazione, infrastrutture, enti regionali, trasporto locale, etc.) e politiche di sviluppo (fondi strutturali, FAS, risanamento del bilancio). Gli annunci della Giunta regionale di voler aprire la fase delle riforme - conclue Campo - fanno sperare che si progetti ed avvii finalmente una fase di rilancio della nostra regione: vedremo i fatti. A livello nazionale, inoltre, e’ indispensabile una politica fiscale a favore del lavoro, delle imprese e del rilancio dei consumi interni: qualcosa si e’ fatto in questo senso, ma troppo poco”.





9 Settembre 2009

Confindustria, in un anno in Italia persi 700mila posti di lavoro


Il Centro studi di Confindustria stima che il numero di persone occupate cali di 700.000 unita’ tra il quarto trimestre 2008 e il quatro trimestre del 2010 al netto degli effetti statistici derivanti dalle regolarizzazioni degli immigrati, contro un calo di 810.000 ula. Nel dettaglio, 570.000 posti persi nel corso del 2009 e altri 120.00 nel 2010.
Le ore di Cassa integrazione sono vicine ai massimi degli anni ‘80, sempre secondo lo studio di Confindustria. Nei primi otto mesi del 2009 le ore di cig autorizzate sono state pari a 573 milioni (dati destagionalizzati), che corrispoandono a 490.000 unita’ di lavoro a tempo pioeno. Se le richieste rimanessero per il resto dell’anno a livello medio registrato da gennaio ad agosto, le ore autorizzate di cig in rapporto alla foerza lavoro raggiungerebbero nel 2009 l’1,95%, contro l’1,40% del 1993 e il 2,11% del 1984. Se invece restassero sui valori di agosto, nella media dell’anno risulterebbero pari al 2,33% della forza lavoro.