
Il lavoro interinale cresce ma cambia volto. Nel 2007 l’occupazione temporanea è aumentata del 13% rispetto all’anno precedente: 574 mila persone sono state ingaggiate dalle agenzie di lavoro interinali, contro le 508 mila del 2006. Ma sono diminuiti anche i lavoratori giovani, lasciando spazio agli over 40 (che sfiorano ormai il 20% degli interinali) e agli ultra cinquantenni (che sono raddoppiati, passando dal 2,6% al 4,3%). E’ quanto emerge dai dati amministrativi di Inail e Inps elaborati dall’Osservatorio Ebitemp (l’ente bilaterale per il lavoro temporaneo, fondato da sindacati e imprese nel 1998), che azzarda un’interpretazione: questo settore non è più, solo, un canale di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani, ma sta diventando anche uno strumento di ricollocazione per le persone mature, o di integrazione al reddito per i pensionati. Il lavoro interinale - si legge nell’Osservatorio Ebitemp - mostra una crescita superiore rispetto al complesso dell’occupazione a carattere temporaneo (essenzialmente lavoratori a tempo determinato e stagionali oltre all’interinale), che nel 2007 è aumentata del 2,1% rispetto al 2006.
Un po’ di geografia
Sono le regioni del Nord a esprimere la quota maggiore della domanda, con oltre il 70% di occupazione interinale.
Nel Sud e nelle Isole è stato impiegato, nel 2007, meno del 9% degli interinali, con una riduzione marginale rispetto al 2005 e 2006. Nel biennio 2006-2007 il Sud perde, quindi, il primato dei tassi di crescita del lavoro interinale registrato negli anni precedenti, a vantaggio delle regioni settentrionali.
Ed è sempre nelle regioni del Nord che si trova la stragrande maggioranza dei lavoratori stranieri interinali (circa l’85%) mentre soltanto il 2% risulta occupato al Sud.
I settori
Il lavoro interinale - comunica ancora Ebitemp - continua a svolgersi prevalentemente nell’industria (per oltre il 52%)
mentre il 45% è impiegato nei servizi. Il settore delle Costruzioni si ferma al 2,2%. Una quota marginale inferiore all’1% riguarda, infine, altri settori come l’agricoltura e i lavori domestici. Nel quinquennio 2003-2007 si assiste, però, a una lenta riduzione della quota di interinali destinati all’industria in senso stretto a favore del settore dei servizi e delle Costruzioni. In particolare, disaggregando i macro settori produttivi, si nota una riduzione della quota dell’industria manifatturiera nella domanda di lavoro interinale (dal 54 al 51,7%). I settori che accrescono il proprio peso nell’impiego di lavoratori interinali, oltre al settore delle costruzioni, sono soprattutto il settore pubblico, comprendente la pubblica Amministrazione, l’istruzione, la sanità e l’assistenza, che passa dal 5,7% del 2003 al 6,4% del 2007. Aumenta, anche se in misura marginale, la quota destinata al settore alberghiero, dal 4,8 al 5,2%. Rimane pressoché stabile la quota impiegata nel commercio che si attesta sul 15% nel 2007 come nel 2003
Le eta’
Il lavoro interinale del 2007 si caratterizza, fra l’altro, per una perdita di incidenza sul totale delle classi più giovani. Le classi di età inferiori ai 30 anni perdono circa 8 punti in cinque anni e nel 2007 scendono sotto il 50% del totale. La quota degli ultra quarantenni giunge a sfiorare il 20%, contro il 13% del 2003. Nello stesso periodo l’incidenza degli ultra cinquantenni passa dal 2,6% al 4,3%. Ebitemp rileva, quindi, come il lavoro interinale, oltre a rappresentare una modalità implicita di ingresso nell’occupazione, inizi ad assumere funzioni di ricollocazione per i lavoratori esperti.
La durata delle missioni
Nel 2007 si conferma la crescita della durata media della missione di lavoro interinale derivante da un incremento delle giornate retribuite (+14,4%) superiore a quello dei lavoratori coinvolti. In media la missione ha avuto nel 2007 una durata di 44,6 giornate, contro le 43,3 del 2006 e le 41,4 del 2005. Nel 2007 la durata della missione si riporta su valori superiori a quelli registrati nel 2003, dopo due anni consecutivi di diminuzione.
Diminuisce il turn over, ma di poco
Ne consegue una (lieve) riduzione del tasso di turn over, anche se questo rimane su livelli ben superiori a quelli registrati all’inizio dell’ultimo quinquennio. In pratica, nel 2007 un lavoratore interinale è stato assunto e licenziato circa 4,2 volte, contro le 3,9 del 2003 (il tasso di turn over è dato dal rapporto fra la somma di assunzioni e licenziamenti e il numero di lavoratori interessati).