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Carrecini




27 Giugno 2008

Nostra inchiesta - Lo Ial Abruzzo chiude: sedi smantellate e dipendenti licenziati. L’ente ingoiato da debiti e intrallazzi


ial.jpgPescara - C’era una volta lo Ial (Istituto addestramento lavoratori) dell’Abruzzo. Adesso non c’è più. L’ente di formazione della Cisl ha infatti “chiuso” per insolvenza. E’ stato risucchiato e ingoiato dai debiti e cancellato dagli intrallazzi che nel silenzio si sono consumati al suo interno. I dipendenti rimasti – 48 tra quelli a tempo indeterminato e i cosiddetti “atipici”, mentre altri erano già stati messi in prepensionamento – sono stati licenziati. Consumando l’ultimo atto di lunghe vicissitudini e di travaglio. “Siamo stati convocati a tranche nei giorni scorsi – confermano alcuni lavoratori –, ci hanno versato gli arretrati e ci hanno annunciato la fine dello Ial. Ci hanno pagato stipendi, tredicesime e persino i buoni pasto. E ci hanno dato il benservito. Ma quelli di noi con contratto a progetto, la maggior parte, si sono già rivolti all’Ispettorato del lavoro per farsi riconoscere i contributi, perché i nostri “coproco”, prorogati all’infinito, erano diventati irregolari. Il sindacato, anche per dieci anni, ha continuato a tenerci nel precariato”.
C’era una volta lo Ial Abruzzo e Molise. Un unico ente per due realtà attigue. Era ricco, ricchissimo. Dal 2000 – momento in cui è iniziato lo sfascio – nelle sue casse è piovuta una marea di fondi pubblici arrivati dall’Unione europea, che gli sono stati assegnati dalle due Regioni e che sono svaniti. Finanziamenti comunitari… dissolti. Sono tanti i corsi “di orientamento e di assistenza all’inserimento lavorativo e di creazione d’impresa, o finalizzati a favorire l’accesso al mondo occupazionale dei giovani e delle categorie svantaggiate” tenuti negli ultimi sei-sette anni. Per ognuno di essi sono stati introitati, mediamente, 60-70 mila euro. Nonostante ciò ci sono circa 1.600 insegnanti che non sono stati pagati. Una miriade di allievi che hanno seguito i corsi reclamano i rimborsi: e per questo, dopo aver inutilmente protestato, hanno presentato esposti e alcuni di essi stanno anche pensando di unirsi per imbastire un’unica azione legale. Poi aspettano denaro i fornitori, il fisco e l’Inps. Secchiate di risorse sono state dissipate nell’omertà.  E si è creato il passivo – accompagnato da bilanci fittizi e da sperperi – che ha portato lo Ial alla morte.
Nel frattempo lo Ial Abruzzo e Molise, scoppiato lo scandalo del disavanzo e degli sprechi, si è scisso. Quello dell’Abruzzo è stato messo in liquidazione e cancellato. “L’altro, invece, - spiegano rappresentanti sindacali - pur annaspando in grosse perdite, è stato salvato per volontà dei vertici Cisl”. Lo Ial nazionale, guidato da Graziano Trerè, riunito il comitato di indirizzo e di controllo, verificato lo stato finanziario dello Ial Abruzzo e Molise e ritenuto che il disavanzo fosse “ingiustificato”, ha deliberato la nomina del commissario straordinario Pietro Evangelista e ha spedito le carte negli uffici giudiziari, dove comunque erano già piovute raffiche di ricorsi. Il pasticcio era anche stato denunciato dalla stampa.
Il maxi buco nei conti – si parla da 15 a 35 milioni di euro, un balletto di cifre in cui inquirenti e investigatori stanno tentando di raccapezzarsi – è stato così portato all’attenzione della Procura di Pescara e della Finanza che, a seguire, ha effettuato blitz e perquisizioni nelle varie sedi Ial. Da quella regionale di Pescara, alle altre di Teramo e della provincia dell’Aquila. E sono partiti i primi avvisi di garanzia: gli inquisiti sarebbero almeno quattro, sospettati di aver dissipato un patrimonio in maniera anche truffaldina, ma l’elenco è destinato ad infoltirsi. In primo piano consuntivi fasulli, manipolati e costruiti ad arte, che hanno avuto l’ok dell’ex segretario regionale della Cisl, Gianni Tiburzi, di Avezzano (L’Aquila), in carica fino al 2005 e del consiglio di amministrazione che lo affiancava e spalleggiava. Anche Gaetano Pace, che è stato presidente dell’istituto, ha sempre dato il nulla osta a quegli atti, che approdavano successivamente in Regione. E poi ci sono stati Francesco Gizzi, di L’Aquila, ex amministratore delegato dell’istituto, e il suo successore, Bruno Colombini. Nessuno, stando alla loro versione, si è accorto di quel che accadeva. Difficile crederlo. Ma il risultato sono somme impastate, alterate, inventate per nascondere emorragie di quattrini. E una gestione allegra dove in parecchi hanno infilato le mani. “La formazione è sinonimo di fiumi di denaro – evidenziano ancora i sindacalisti – e lo Ial era il pozzo dove attingere. Sempre e comunque. Anche la Cisl talvolta lo ha considerato una specie di “libretto di risparmio”, dove prendere. Per fare acquisti per le proprie sedi, ad esempio…”. Ma il disastro è arrivato grazie a rimborsi gonfiati a dismisura, a inutili e costosissimi acquisti, come Mercedes e altre auto di lusso. A fondi usati per campagne elettorali di vari politici, spese superflue, viaggi all’estero. E arredamenti… L’inchiesta in corso – qualcuno degli indiziati avrebbe deciso di collaborare – sta facendo luce sulle vite da nababbi di diversi dirigenti. Uno di essi – e ci sono le ricevute a provarlo – ha comperato i mobili di casa prelevando in banca dallo Ial. La magistratura sta cercando di appurare se è vero che il Palermo Calcio, all’epoca della presidenza dell’allora segretario Cisl Sergio D’Antoni, abbia ricevuto soldi dallo Ial Abruzzo. E le Fiamme gialle, spulciando negli istituti di credito, avrebbero scovato addirittura tre conti correnti intestati all’ente. Uno ufficiale, in cui confluivano i finanziamenti, e gli altri, occultati, da dove uscivano sotto varie forme… Così all’istituto non è rimasto un centesimo. Gli uffici ora sono stati smantellati. Sullo Ial Abruzzo scende il sipario, ma non a livello giudiziario.

Serena Giannico