
Un nuovo provvedimento legislativo, pur se generale e rivolto all’intero mondo del lavoro, punta a stroncare le ”dimissioni in bianco” e ha, quindi, particolari valenze anti-discriminatorie a favore di un diritto sacrosanto quale la maternità o la conservazione del posto a fronte di malattie e infortuni. Un’indagine del 2002, svolta dal Coordinamento delle donne delle Acli, quantifica in almeno il 25 per cento le false dimissioni volontarie, connesse quasi sempre a maternità. Da oggi in avanti chi si dimette dovrà utilizzare un modulo ministeriale e solo questa procedura dà legittimità all’atto di dimissioni volontarie. La lettera di dimissioni volontarie, volta a dichiarare l’intenzione di recedere dal contratto di lavoro, dovrà essere presentata dalla lavoratrice, dal lavoratore, nonché dal prestatore d’opera e dalla prestatrice d’opera, pena la sua nullità, su appositi moduli predisposti e resi disponibili gratuitamente dalle direzioni provinciali del lavoro e dagli uffici comunali, nonché dai centri per l’impiego. Questo principio è stabilito nella legge 188/2007 pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’8 novembre.
Questa procedura dovrà essere osservata da tutti coloro che sono titolari di un contratto di lavoro. Con questa formula (“contratto di lavoro”) si intendono tutti i contratti inerenti ai rapporti di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del Codice civile, indipendentemente dalle caratteristiche e dalla durata, nonché i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, i contratti di collaborazione di natura occasionale, i contratti di associazione in partecipazione di cui all’articolo 2549 del codice civile per cui l’associato fornisca prestazioni lavorative e in cui i suoi redditi derivanti dalla partecipazione agli utili siano qualificati come redditi di lavoro autonomo, e i contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci.
I moduli sono resi disponibili anche attraverso il sito internet del ministero del lavoro e della previdenza sociale nonché anche tramite le organizzazioni sindacali dei lavoratori e i patronati.
La proposta di legge ha come prima firmataria l’onorevole Marisa Nicchi, socialista, appartenente al gruppo “Sinistra democratica per il socialismo europeo”.