
Il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro è stato approvato dal consiglio dei ministri. Ultimo (e dovuto) atto del governo Prodi che fu, fino all’ultimo osteggiato dalla vergognosa opposizione degli industriali. La notizia è stata accolta nel plauso generale, eccezione fatta per Pdl e per il neocandidato Pd, Matteo Colaninno, che ha educatamente commentato: «Non si può affrontare il problema della sicurezza sul lavoro con emotività».
Il testo riscrive, dopo trent’anni di attesa, la normativa in materia di sicurezza sul lavoro e adegua la parte sanzionatoria già prevista dalla legge 626 del ‘94. Qualche limatura (su pressione confindustriale) è stata apportata nel corso dell’iter governativo - come il fatto, ad esempio, che alle imprese vengono dati tre mesi di tempo per adeguarsi alle nuove regole - ma la sostanza non è stata inficiata e, in diversi aspetti, introduce importanti novità.
Quattro sono i punti sostanziali. Innanzitutto le norme vengono estese a tutti i lavoratori, dipendenti, autonomi e precari a vario titolo. Viene riconosciuta l’unicità del processo produttivo, oggi frantumato in appalti e subappalti che si rincorrono come in un gioco di scatole cinesi: la responsabilità sarà in carico all’impresa committente che avrà l’obbligo di redigere il documento di valutazione dei «rischi da interferenze» (quelli cioè dovuti alla presenza di attività differenti nel medesimo sito produttivo). I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (rls) vengono istituiti anche a livello territoriale (con particolare riferimento alle piccole aziende che non hanno rls) e di sito (nelle grandi realtà produttive, come i porti). Infine la parte sanzionatoria. Che prevede l’arresto fino a 6 mesi per quelle aziende che non ottemperano al provvedimento di sospensione eventualmente emesso dall’ispettorato; l’arresto da 4 a 8 mesi (che diventa da 6 mesi a un anno se si tratta di imprese altamente pericolose) o l’ammenda da 5 a 15 mila euro per le imprese che non effettuano il documento di valutazione dei rischi o non nominano il responsabile del servizio di prevenzione; sanzioni fino a 1,5 milioni di euro (nonchè le misure previste dal codice penale) in caso di colpa in un incidente grave con morti o feriti.
Non basterà una legge, per quanto avanzata, a fermare lo stillicidio di morti e feriti quotidiani: ieri un agricoltore è morto in Puglia e tre operai sono rimasti feriti da nord a sud del paese. Alcune norme già entrate in vigore hanno mostrato il fiato corto, come è successo al porto di Genova dove ancora non si è riusciti a nominare gli 8 rls di sito previsti. Resta il problema delle piccole e piccolissime aziende che costituiscono la fragile ossatura del nostro sistema produttivo e dove il sindacato non c’è. I controlli sono del tutto insufficienti e, ad oggi, malamente coordinati. La cultura della sicurezza poi, ignorata dalle imprese, spesso, anche sul versante del lavoro, assomiglia a un reperto storico.
«Ce l’abbiamo fatta e non era scontato», commenta Cesare Damiano. «Siamo consapevoli che una legge non è sufficiente, ma siamo anche convinti che la legge è positiva perchè inciderà sulla diffusione della cultura della salute e della sicurezza», dichiarano in una nota congiunta i sottosegretari Patta e Montagnino. Soddisfatte Cgil, Cisl e Uil come anche l’associazione mutilati e invalidi sul lavoro. «Il testo unico è uno strumento importante ma il punto centrale è il fatto che entri anche nella cultura delle imprese il problema della legalità e della sicurezza», osserva infine Gianni Rinaldini (Fiom).
Sara Farolfi
(da Il Manifesto)