Lavori particolari/ “Cercasi automunito full time e mi ritrovo sex driver per Carmela” | Archivio di Tuttiassunti · Quotidiano on line su economia e lavoro in Abruzzo e Molise
Carrecini


8 Maggio 2008

Lavori particolari/ “Cercasi automunito full time e mi ritrovo sex driver per Carmela”


prof.jpg“Cercasi automunito per lavoro full time”. Quasi un’unica riga sulle strette colonne degli annunci di Porta Portese . Francesco ha trent’anni, vive a Roma ed è appena andato via di casa insieme ad altri tre amici. Anzi, del gruppo di partenza che con lui aveva trovato una sistemazione tutto sommato decente ai limiti del raccordo anulare per quattrocento euro a stanza ne è rimasto solo uno. Gli altri, poco dopo, hanno dovuto abbandonare le loro stanze. Non per scelta, ma per difficoltà nel pagare tutti i mesi visto che nessuno dei quattro trentenni ha un lavoro stabile. Quando Francesco compone il numero dell’annuncio a rispondergli è la voce di una donna che gli rivela senza eccessive ambiguità la natura dei compiti che dovrà svolgere: “Lavoriamo dal pomeriggio all’alba, dovrai portare me e la mia amica dai clienti che ci chiamano la notte e a fare shopping il pomeriggio”. Notte? Clienti? Shopping? Francesco realizza subito che il lavoro che si prospetta è un po’ particolare, ma ricorda anche che gli è necessario.
Il giorno dell’appuntamento si presenta puntuale alle cinque del pomeriggio e suona alla porta di Carmela. Gli apre una donna sulla quarantina provata da una vita non certo di agi. Con lei vive un bengalese sposato in seconde nozze. Un matrimonio che le ha chiesto lui in modo da ottenere il permesso di soggiorno pagandole una somma per il disturbo. Per un breve periodo, da quello che Carmela dice a Francesco, pare che l’accordo si sia trasformato in vero amore. Infine è tornato alla natura di molte unioni coniugali: interesse e sopravvivenza. Lui le paga un subaffitto per dormire con i pochi soldi che guadagna alla pompa di benzina sotto casa e lei così divide le spese per l’appartamento. Forse, lui, a giudicare da come si preoccupa per Carmela, è ancora innamorato. Sicuramente le vuole un gran bene e non la giudica.
Le condizioni di lavoro proposte a Francesco sono più che allettanti considerata l’aria che tira fra i suoi amici su questo fronte: dalle 16 alle 5 di mattina, paga 75 euro, rimborso della benzina, eventuali cene fuori pagate e, superate le 5 di mattina, 5 euro in più all’ora. Il piccolo business di Carmela è il sesso.
Prima esercitava per strada, da un po’ di tempo invece è diventata una sorta di maîtresse. Ha sotto di sé una ragazza - ne cambierà due durante la collaborazione con Francesco - che dorme in casa sul divano per dieci euro al giorno. Fuori da questa cifra, il guadagno e le spese si dividono. Le spese riguardano innanzitutto l’annuncio da mettere ogni giorno sulla cronaca romana de Il Messaggero sotto la voce “Relazioni Sociali”. “A.A.A. Sensualissima bambola stravolgente veramente provocante chiama 347…”, costo: x euro al quale vanno aggiunti y euro per ogni A puntata che serve a far risultare il più in alto possibile l’inserzione (dove x ed y equivalgono ad una cifra molto elevata che conosce solo chi si reca di persona a dettare l’inserzione). Un altro stratagemma, che richiede a Carmela lunghi pomeriggi di riflessione, è quello di descrivere per lo stesso motivo le proprie doti con aggettivi che comincino con la lettera “a”: “A.A.A. abilissima amatrice arrapante Tel. 335….”, “A.A.A. aggressiva e angelica amante, chiamami”, “A.A.A. amiche annoiate pronte a farti godere”… Quando accade che qualche concorrente posizioni il suo annuncio prima di quello di Carmela la vendetta scatta immediata e il cellulare della malcapitata viene bombardato di appuntamenti-buca. In particolare quello di una sua ex dipendente passata in proprio che il povero Francesco è costretto a chiamare camuffando la voce e fingendosi un potenziale cliente. Le altre vittime di questi scherzi non proprio innocenti sono le ragazze cinesi, un fenomeno in rapidissima ascesa sulle pagine del Messaggero e che anche in questo campo applicano delle tariffe così scontate da, lamenta Carmela, “rovinare il mercato”.
Il resto dei guadagni viene speso nelle lunghissime session di shopping nel quartiere: cinte, vestiti, scarpe, creme, junk food da consumare in attesa delle chiamate dei clienti di fronte a film, fiction e cartomanti in tv. Quelle lunghe ore pomeridiane passano senza quasi una chiamata fino a sera, quando il telefono comincia a diventare bollente. La risposta di Carmela è una formula concisa e pubblicitariamente astuta: “Ciao, mi chiamo Pàmela, ho 18 anni, sono laureata, sono alta un metro e settanta, peso 50 chili, ho vinto molti concorsi di bellezza. e sono molto brava con la bocca”. I clienti da cui la porta Francesco non si sono mai lamentati della pubblicità ingannevole che va dal nome, all’altezza, al titolo di studio, fatto salvo un solo caso. Evidentemente è l’abilità che vanta alla fine della descrizione ciò che più li colpisce. O forse, anche loro non sono propriamente dei modelli. O forse, per cattolico senso di colpa. O forse ancora, per paura di fare una fine simile a quella dell’unico che ha rimandato a casa Carmela: scotch sul citofono e, soprattutto, lo smascheramento nel borghese e benpensante palazzo dove viveva.
Diversa la situazione di chi lavora per Carmela e dorme sul suo divano, come Pilar. Anche lei è stata per strada prima di finire sotto la sua ala protettrice. E’ una ragazza cubana, che Francesco descrive come triste e affascinante e che spesso cade in crisi depressive durante le quali litiga ferocemente con Carmela dicendo di volersi uccidere per non fare più questa vita. Separata da un marito che la picchiava, dopo l’ennesimo litigio professionale decide di andare via buttandosi tra le braccia di un cliente che le promette amore: un “bossetto” romano della cocaina, a quanto sembra dalle chiacchierate pomeridiane tra i tre sul divano. Viene sostituita dopo un periodo di ricerche - e di doppio lavoro per Carmela - da Cherì, giovane tunisina con cui le cose vanno però anche peggio. Confida a Francesco che la figlia ha fatto un brutto incidente e le costose operazioni e cure di cui ha bisogno, la costringono a lavorare sotto Carmela. L’alternativa scartata, aggiunge, era del resto andare in strada con i maggiori pericoli che avrebbe comportato. Neanche lei è però affatto contenta e nonostante il rapporto con Carmela sia anche più conflittuale di quello di Pilar, tira avanti e quando c’è da andare da un cliente si veste a forza di sorrisi e dolcezza.
Francesco si presenta ogni giorno puntuale alle quattro del pomeriggio. Carmela lo accoglie come il primo giorno del colloquio: mezza addormentata, con spesse lenti da vista, un bacino del buongiorno e il pigiamino con gli orsetti. Lui che aveva sempre temuto la ripetività del posto fisso, si scopre presto catapultato nella routine impiegatizia del “sesso a chiamata”. Le giornate, o meglio le notti, scorrono tutte uguali. Aspetta che le ragazze si trucchino per circa un’ora e poi via per negozi a fare incetta di accessori. Alle sette tutti a casa ad aspettare che i due cellulari a testa che hanno suonino. C’è spesso tutto il tempo per cenare e ogni volta l’invito è esteso anche a lui. Ma, dopo i primi giorni, è costretto a declinarlo gentilmente vista l’ossessione per la panna da cucina di Carmela capace di rendere il più leggero dei pasti una bomba indigeribile. Troppo per lui che fa vita sedentaria (in macchina o sul divano, ad aspettare) e che dopo poco comincia a portarsi un panino da consumare mentre attende parcheggiato sotto casa dei clienti. Se fino all’ora di mettere a letto bambini e mogli o di comportarsi da “normali” chiamano in pochissimi, da mezzanotte alle tre i quattro telefoni delle due vengono presi d’assalto. Spesso si tratta di bufale o ansimi alla cornetta.
Per tutti parte il refrain, “Sono laureata… e molto brava con la bocca”. Quando la telefonata è seria, si concordano i dettagli e si prende l’appuntamento. Di norma, la tariffa è di 250 euro, anal escluso a meno di un forte rincaro. Prestazioni particolari: 500 euro di media, ma si tratta di una voce troppo ampia per prevedere un costo fisso. Una volta un cliente ha chiamato ad esempio chiedendo di poter defecare su un piatto che loro poi avrebbero dovuto consumare di fronte a lui. Concordato telefonicamente che la performance potesse valere mille euro, dopo un rapido e democratico consulto (Carmela favorevole seppure non entusiasta, mentre Pilar ostinatamente contraria) alla fine le due rifiutano. Il tariffario è costretto a subire delle drastiche riduzioni nei periodi di estrema magra o di saturazione del mercato, quando il costo orario precipita fino ai 50 euro. Altra cosa sono invece i clienti fissi, quelli che prendono appuntamento una o due volte ogni settimana. Quasi sempre si tratta di persone benestanti, capaci di spendere anche seicento euro a notte con una certa regolarità. Per Carmela rappresentano una tranquillizzante regolarità. Spesso con loro non si fa neanche sesso, vogliono solo essere abbracciati e non si spingono oltre qualche palpatina o un bacetto. Tutto sommato li considera persone estremamente sole che spesso suscitano pena anche a Pilar, che di problemi a cui pensare non ne ha di certo pochi.
Una volta d’accordo sui particolari le due si preparano vestendosi a loro piacere o, nel caso il cliente lo abbia richiesto, come ha deciso chi paga. Se sono state richieste prestazioni particolari, tipo interpretare il ruolo di master o particolari giochi erotici, nel portabagagli della macchina si carica anche una valigia nera con gli accessori fetish necessari: il frustino da usare con il cliente che le chiama per essere sculacciato in segreto mentre fa finta di niente al bancone del suo negozio, le calze di nylon che vuole indossare l’altro durante l’amplesso e tutto il nécessaire per dare sfogo alle fantasie represse di molti che nella vita di ogni giorno vestono, e spesso difendono, i panni di una presunta “normalità” fuori dalla quale tutto è “deviazione”.
I quartieri dove Francesco parcheggia e attende ogni notte sono diversi: dalle zone semi-periferiche al centro storico. A volte si tratta di bei palazzi, belle auto e brutte vite, altre di abitazioni anonime e grigie. Raramente o quasi mai si arriva tra i palazzoni-alveare delle periferie. Il suo punto di vista è quello: la strada sotto casa del cliente, il posto in cui vive. Ma dalla faccia con la quale le ragazze rientrano in macchina capisce subito come è andata la serata o il genere di persona che ha aperto loro la porta. Possono scoppiare in una fragorosa e liberatoria risata, oppure risalire con il terrore nel volto chiedendo di fuggire via in fretta. Come quella volta che aveva chiamato un cliente e poi si sono ritrovate di fronte quattro uomini strafatti di cocaina che volevano fare “un po’ di festa”. Il clima si era fatto pesante e solo la prontezza di Maria che urlando aveva trascinato via Pilar per una mano fuori dall’appartamento aveva evitato un probabile peggio.
Con il tempo Francesco scopre che Carmela sta seriamente male e, per quanto insolito e a tratti divertente, non è tutto un gioco. Gli accessi di tosse e gli svenimenti si fanno frequenti. La situazione familiare che si è creata in casa comincia a farsi decisamente tesa. Il marito di Carmela è disperato per la sua salute e lancia strali contro la sorte, mentre i segni di insofferenza di Cherì si fanno sempre più manifesti, sfociando in scenate terribili. Anche la vita di Francesco comincia a diventare ingestibile e si rende conto di essere ormai immerso non solo in una quotidianità pesante e ripetitiva, ma anche pericolosa come ha scoperto nell’episodio dei giovani e fomentati uomini pronti “a far festa”. Anche un professionale distacco emotivo gli è ormai impossibile, visto il clima familiare che si è creato. Quando pure Cherì decide di abbandonare Carmela, capisce che anche per lui è giunto il momento di mollare un lavoro forse come tanti, il “sex driver”, e di dedicarsi ancora ai suoi sogni prima che sia troppo tardi. In attesa che si realizzino vive in Spagna, facendo quello che potrebbe fare in qualsiasi parte del mondo, o quasi: il barman. Ma chissà perché, preferisce farlo lì e non nell’ipocrita Italia del “si fa, ma guai a dirlo”.

Sandro Podda

(da Liberazione)