Category Archives: I “tartassati”

Primo piano

Cassazione: è reato dire al capo… ‘Lei non capisce un c…’

Roma 07 gen. ’13 – Rischia una condanna per il reato di ingiuria il dipendente che si rivolge al proprio capo dicendo: “Lei non capisce un c…”. A sottolinearlo è la Cassazione che, per questo, ha annullato con rinvio l’assoluzione pronunciata dal giudice di pace di Frosinone nei confronti di un 66enne. Secondo il magistrato, il fatto contestato non costituiva reato: l’espressione usata dal lavoratore, rilevava il giudice di pace, è ormai “entrata nel gergo comune”, ed è stata pronunciata nel corso di una discussione con lo scopo di “comunicare in modo efficace il proprio dissenso” nei confronti del datore di lavoro.
A presentare ricorso in Cassazione

Inflazione, Codacons: “Aumenti fino a 642 euro per famiglia 4 persone”

Roma- Il rincaro del carrello della spesa, tradotto in termini di costo della vita “significa che, su base annua, una famiglia di 3 persone spenderà, solo per fare la spesa di tutti i giorni, 594 euro in più, mentre per una famiglia di 4 persone la stangata sarà di 642 euro all’anno”. E’ quanto stima il Codacons commentando i dati Istat.
Per il Codacons “è grave che l’inflazione scenda in tutta l’Eurozona, come confermato ieri da Draghi, tranne che in Italia. Il fatto che poi in Germania a giugno sia scesa all’1/%, al minimo dal dicembre 2010, ha diretta influenza sul tanto spremuto spread, dato che agli investitori interessa il tasso di rendimento reale”. Per il Codacons, il Governo non deve aumentare l’Iva nemmeno dopo il primo luglio 2013 e deve anche “intervenire urgentemente con politiche antinflattive, ad esempio con una seria riforma nel settore della distribuzione, accorciando la filiera per evitare che ad ogni passaggio il prezzo raddoppi”.
“Non è tollerabile – prosegue il Codacons – che la frutta fresca di stagione invece di calare di prezzo spicchi addirittura il volo con un + 9,4% e che albicocche e pesche siano vendute da alcuni negozianti a 3,95 euro al chilo, a fronte di un prezzo medio nazionale, già troppo alto, di 2,30 euro”.

“Famiglie italiane tartassate rispetto a quelle francesi”: indagine Cgia

Il peso delle tasse sulle famiglie italiane è tra i più alti d’Europa: se, poi, il confronto lo facciamo con la Francia, la situazione è a dir poco sconsolante”. E’ quanto emerge da un’indagine della Cgia di Mestre che spiega come per i redditi medio bassi (30.000 euro annui) una famiglia italiana composta da una coppia con 2 figli paga dalle 2.530 alle 4.700 euro circa di tasse in più all’anno delle famiglie francesi. Queste ultime, spiega la Cgia, “godono” del cosiddetto “quoziente familiare”, uno sgravio fiscale che prevede l’applicazione di una imposta sulle persone fisiche che decresce all’aumentare del numero dei componenti. La Cgia di Mestre ha preso come riferimento una famiglia italiana e una francese, composte entrambe da marito e moglie e 2 figli a carico, con redditi da lavoro dipendente. La comparazione riguarda solo la tassazione derivante dall’imposta personale, senza tener conto delle addizionali Irpef. I livelli di reddito presi in esame sono tre: 30.000 euro di imponibile Irpef; 55.000 euro e 150.000 euro. Con un reddito (imponibile Irpef) di 30.000 euro, secondo la Cgia, in Francia il carico fiscale annuo (indipendentemente se la famiglia è mono o bireddito) è di 313 euro. In Italia, invece, se il nucleo è mono reddito il peso fiscale raggiunge i 5.010 euro (+ 4.698 euro rispetto alla francese). Se bireddito, il peso delle tasse raggiunge i 2.842 euro (differenza pari a + 2.530 euro ). Con un reddito di 55.000 euro, invece, la famiglia francese è sottoposta ad una tassazione di quasi 3.000 euro (precisamente 2.913 euro). In Italia il nucleo mono reddito paga 15.989 euro (+ 13.076 euro dei quella francese), quello bireddito versa all’Erario 10.530 (+ 7.618 euro della francese). Infine, con un reddito di 150.000 euro, i cugini transalpini pagano un’imposta di 24.948 euro: sulla famiglia italiana mono reddito grava, invece, un peso di 57.670 euro (differenza pari a + 32.722 euro) e su quella bireddito 50.331 euro (differenza pari a + 25.383 euro). “Nonostante gli sgravi fiscali dati in questi ultimi decenni dai vari Governi che si sono succeduti – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – il peso delle imposte sulle famiglie italiane è ancora troppo elevato. Soprattutto per quelle mono reddito, che costituiscono quasi la metà dei nuclei familiari italiani. Una tipologia, quest’ultima, concentrata prevalentemente al Sud e tra le più colpite dalla crisi economica di questi ultimi anni”.

Benzina, nuova raffica di aumenti

Nuova raffica di aumenti sui prezzi raccomandati dei carburanti. Tornano a muoversi Eni (+0,5 centesimi sulla benzina, +1 centesimo sul diesel), IP (+1 centesimo su entrambi i prodotti), Q8 (+1 centesimo sulla verde, +1,5 centesimi sul diesel), Shell (+1,5 centesimi sulla verde, +2 centesimi sul diesel) e TotalErg (+1 centesimo sulla verde e +2 centesimi sul diesel).Lo rileva Quotidiano Energia, precisando che questi movimenti si fanno sentire sul territorio dove ci si prepara a un fine settimana con prezzi da record. A livello Paese, oggi la media dei prezzi praticati della benzina (in modalita’ servito) va dall’1,548 euro/litro di Tamoil all’1,557 di Eni e Q8 (no-logo a 1,472 euro/litro). Per il diesel si passa dall’1,440 euro/litro di Tamoil all’1,452 di Q8 (le no-logo a 1,387). Il Gpl, infine, si posiziona tra lo 0,789 euro/litro di Eni e lo 0,799 euro/litro di Q8 (0,772 euro/litro le no-logo). A livello di macroaree, nel Mezzogiorno la benzina raggiunge punte massime di 1,594 euro/litro e il diesel di 1,467 euro/litro. Situazione diversa al Nord-Est dove, nel caso della verde, le compagnie si mantengono mediamente attorno a 1,54 euro/litro con punte minime anche a ridosso degli 1,5 euro/litro.

Mutui, associazioni consumatori: “Stangata in vista per le famiglie”

Un eventuale aumento dei tassi di riferimento da parte della Bce avrà forti ricadute su circa 2,3 milioni di famiglie che hanno contratto mutui a tasso variabile: si profila una stangata fino a 624 euro l’anno. A mettere in guardia sono Adusbef e Federconsumatori. In base ai calcoli delle associazioni dei consumatori, le rate dei mutui indicizzati subiranno una stangata variabile, da 11 euro al mese (132 euro l’anno) qualora la Bce dovesse aumentare il costo del denaro di un quarto di punto, a 23 euro al mese (276 annui) nel caso in cui l’aumento fosse di mezzo punto. Più nel dettaglio, se il tasso di un prestito a tasso variabile passasse dal 2 al 2,25 per cento, per un mutuo decennale di 100.000 euro, la rata salirebbe da 920 a 931 euro, mentre qualora la Bce dovesse aumentare di mezzo punto, il rincaro sarebbe di 23 euro al mese, 276 annui, con il costo rateale mensile che salirebbe a 943 euro l’anno. Maggiori oneri per un mutuo di 100.000 euro di durata ventennale che passerebbe rispettivamente da 506 euro al mese a 518, con un aumento di 12 euro mensili (144 euro l’anno) nel caso di un rialzo dei tassi dello 0,25%; l’aggravio sarebbe invece di 26 euro mensili (312 euro l’anno) nel caso in cui la Bce dovesse aumentare di mezzo punto, dall’1 all’1,50%, il suo tasso di riferimento. Una maggiore stangata subirebbero i mutuatari con prestiti da 200.000 euro a 10 anni: le rate passerebbero da 1.840 euro mensili a 1.862 (+22 euro al mese, +264 euro annui) nella migliore delle ipotesi; mentre se i tassi dovessero aumentare dello 0,50%,le rate salirebbero da 1.862 a 1.866 euro al mese (+ 46 euro mensili, che significa un maggiore esborso di 552 euro l’anno). Stangata doppia per un mutuo ventennale di 200.000 euro (dal 2 al 2,50 per cento) che comporterà un aggravio di 624 euro l’anno (+ 52 euro mensili) con un aumento dello 0,50%, mentre nel caso di rincari più lievi, la rata mensile passa da 1.012 euro a 1.036 euro (+24 euro al mese; +264 euro l’anno). L’aumento dei tassi, secondo Adusbef e Federconsumatori, comporterà maggiori oneri per rinnovare lo stock del debito pubblico pari a 281 miliardi di euro in scadenza nel 2011: rispettivamente 125,982 miliardi di euro in Bot; 87,785 in Btp; 30,048 in Cct; 37,301 miliardi in Ctz. Con un ritocco dello 0,25% dei tassi di riferimento Bce, l’onere maggiore sarà di 550 milioni di euro nel 2011; con un aumento dello 0,50 per cento, l’aggravio potrebbe essere di 1,1 miliardi di euro.

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