La rabbia dei caschetti gialli: in piazza le imprese edili

Giornata della collera dei caschetti gialli

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La rabbia delle imprese è tutta lì, in quella fila infinita di caschetti gialli che vuole denunciare la crisi e la destrutturazione del settore edilizio. La “Giornata della collera” è organizzata da 20 associazioni (Acai, Anit, Aspesi, Assogesso, Assoimmobiliare, Assolombardia, Assomalte, Casartigiani Lombardia, Cna, Confartigianato, Confindustria Alto Milanese, Confindustria Monza e Brianza, Consulta Regionale dei geometri, Croil, Federcomated, Fimaa, Uncsaal, Unione Artigiani, Confcommercio) che chiedono interventi concreti per far uscire dall’empasse il comparto delle costruzioni. Così il selciato di Piazza Affari viene coperto da 10 mila caschetti, a ricordare i posti di lavoro persi, lo scorso anno, soltanto a Milano. “E’ il giorno in cui le imprese fanno sentire il loro stato d’animo che non può essere benevolo”, sottolinea il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi. “E’ un grido d’allarme – spiega – per riportare la politica al dovere di arrestare il declino e rilanciare la crescita”. Il presidente Ance, Paolo Buzzetti, evidenzia che “la crisi ha raggiunto anche le aree più ricche del Paese ed è ora di voltare pagina. La politica economica deve tornare a investire nell’edilizia”. Per Corrado Bertelli, presidente Uncsaal, per la crescita “sono fondamentali alcuni requisiti, come la qualità edilizia dei prodotti, dei sistemi e dell’edificio, la riqualificazione energetica, statica e acustica del patrimonio immobiliare esistente, la conferma del 55% e l’efficienza energetica nelle nuove costruzioni”. Il presidente di Assimpredil Ance ,Claudio De Albertis, sostiene che “le imprese dopo aver resistito sono ormai allo stremo, perché non c’è alcuna possibilità di invertire il ciclo economico”. Per risolvere la situazione è importante mettere fuori dal mercato chi fa l’imprenditore edile senza requisiti professionali, senza capacità patrimoniale adeguata, senza reputazione e rispetto delle regole e dei propri lavoratori. Allo stesso tempo, però, lo Stato deve svolgere un ruolo di sorveglianza e di controllo”. Nel quinquennio 2008 – 2012 – stando ai dati forniti – c’è stata una riduzione degli investimenti nelle costruzioni del 26%, con un calo del 47% per le nuove costruzioni e del 39% per le opere pubbliche. I 43 miliardi di euro in meno investiti hanno inoltre riportato i livelli di produzione a quelli di 40 anni fa. Dall’inizio della crisi oltre 40mila imprese sono state chiuse e sono 360 mila i posti di lavoro persi, che arrivano a 550 mila se si considerano anche i settori collegati.
Serena Giannico

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